L’appropriazione culturale della politica. Quando Tolkien diventa della destra.

Roma, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni visita la mostra dedicata allo scrittore e filologo britannico J. R. R. Tolkien.

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L’appropriazione culturale della politica. Quando Tolkien diventa della destra.

Scritto da Valentina Isernia

Per i 50 anni dalla morte dello scrittore J.R.R. Tolkien, il governo italiano guidato da Giorgia Meloni ha fortemente voluto e realizzato una mostra di Stato dedicata al padre della letteratura fantasy che ha riacceso un dibattito etico, che perdura in sordina da tempo, sull’appropriazione culturale che la politica fa di simboli e personaggi dell’immaginario collettivo.

Si è conclusa lo scorso 11 febbraio la mostra alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma “Tolkien. uomo, professore, autore” dedicata allo scrittore, filologo, glottoteta e linguista britannico considerato il padre della letteratura fantasy. Un evento che apparentemente fa parte della normale promozione culturale di un Paese ma che ha sollevato molti quesiti: il governo e il partito Fratelli d’Italia di cui la premier è a capo stanno utilizzando politicamente l’autore del Signore degli anelli?

La domanda è quasi retorica e affonda le sue radici in un dibattito che in realtà perdura, sommessamente, da oltre 50 anni. Un dibattito squisitamente italiano, dato che in altri Paesi non ha mai avuto alcuna rilevanza: Tolkien era di Sinistra o di Destra? 

Le radici storiche della questione: Campi Hobbit e Raduni della Contea

La prima edizione del Signore degli Anelli di Tolkien è giunta in Italia nel pieno degli Anni di Piombo, quando il Movimento Sociale Italiano era in cerca di un’identità che non lo legasse più a quella fortemente ripudiata del fascismo. La pubblicazione del racconto completo avvenne nel 1970 e la casa editrice Rusconi affidò la prefazione al volume a Elémire Zolla – molto vicino alle ideologie della Nuova Destra – che della storia esaltò lo scontro tra il progresso tecnologico e il potere assoggettatore di un’autorità incorporea e un gruppo di coraggiosi compagni che rappresentavano, ognuno in modo diverso, i valori della tradizione, della purezza, della spiritualità. Ricordiamo inoltre che Tolkien era un fervente cattolico.
Dalla pubblicazione si susseguirono tutta una serie di iniziative, promosse dal Fronte della Gioventù in risposta ai movimenti di piazza della Sinistra, ispirate al racconto di Tolkien; come i “Campi Hobbit” o i “Raduni della Contea”: eventi culturali, sociali e di animazione che prosperarono fino agli inizi degli anni ’90 con l’intento di fare rete fra i giovani militanti “nerd” di Destra. Il richiamo all’ideologia di Tolkien era solo esteriore e poco importava che molto altro della sua poetica venisse tralasciata e non fosse per nulla aderente all’identità di partito.

Con una mossa abile, la Destra si era appropriata di qualcosa che i militanti di Sinistra avevano fortemente rifiutato: la strategia di marketing che aveva portato alla pubblicazione di Tolkien in Italia, infatti, voleva attrarre il pubblico di Sinistra sulla falsa riga di quanto era accaduto negli USA.

Alla prima ristampa era anche stata apposta una fascetta che recitava: “La bibbia degli hippies”. La critica letteraria italiana di allora, però, mal disposta a riferimenti spirituali ed alla mitologia celtica, bocciò immediatamente il libro come “di destra”, “razzista e reazionario”.

Come spiega in un articolo il noto docente di Storia Medievale Franco Cardini: “Negli Usa Tolkien divenne il guru dei ragazzi del Flower Power e dell’Easy Rider, di quelli che si opponevano alla guerra in Vietnam e che sognavano sul magic bus di Kabul. Con apparente paradosso, in Italia quelle voci di protesta e quelle istanze di rinnovamento degli orizzonti dei giovani non furono accolte dalla “sinistra” ufficiale, che tra Anni Sessanta e Settanta monopolizzava e regolava la vita culturale, bensì da “opposte” frange di sinistra e di destra. Ma, se la sinistra radicale aveva i suoi idoli nel Vietnam, in Cuba e nel Che Guevara, Tolkien divenne invece la bandiera di una esigua ma interessante pattuglia di destra, che ispirandosi soprattutto al pensiero antitotalitario e comunitarista della Nouvelle Droite di Alain de Benoist andava smarcandosi dallo sterile neofascismo del MSI ufficiale”.

Un acceso e silenzioso scontro

Nei decenni successivi avvennero due cose importanti: 

  • Si formano in Italia due fazioni fortemente contrapposte, guidate da associazioni che diventeranno presto punto di riferimento del fandom di Tolkien: cominciò una battaglia, soprattutto a colpi di pubblicazioni, saggi e discussioni sul web, per decretare a chi appartenesse Tolkien, se alla Sinistra o alla Destra;
  • Le opere di Tolkien divennero crossmediali: arrivò nelle sale la trasposizione cinematografica del Signore degli Anelli, ad opera di Peter Jackson; la diffusione del merchandising e la creazione di giochi e videogiochi, portarono le storie di Tolkien ad essere alla portata di un pubblico molto più vasto, raggiungendo anche di quella parte per cui la scrittura dell’autore era troppo articolata ed ostica.

Giorgia Meloni: la premier “nerd” e la sua mostra di Stato

Da quando è in carica, la premier Giorgia Meloni ha cominciato sempre più frequentemente – nelle interviste, nei comizi, in alcune uscite pubbliche e nella sua autobiografia – a rimarcare la sua passione per Tolkien e a parlare dell’essere stata, da ragazza, una cosiddetta “nerd”. Il termine è usato nella maniera più impropria, di facciata, perché sappiamo che la cultura nerd è ben più complessa e articolata. 

Partendo da un racconto di sé come persona, facendo leva su componenti affettive, ha poi utilizzato l’autore come fonte ispiratrice della sua linea di partito, fino a giungere ad una grande e costosa mostra di Stato – quindi a carico dei contribuenti – che, come evidenziato anche dalla stampa straniera – dal “Times” di Londra al “Guardian”, fino al “El Pais” – appare insolita se dedicata ad una figura che non la Nazione ha ben poco a che fare.

Un’ulteriore appropriazione fantasy della destra italiana, perpetrata ancora oggi da Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni, riguarda la manifestazione annuale Atreju, che prende il nome dal protagonista de La Storia Infinita dello scrittore tedesco Michael Ende. Una scelta osteggiata dagli eredi dell’autore, che hanno espresso pubblicamente il divieto di utilizzare il nome a scopi politici: “Un’opera d’arte appartiene a tutta l’umanità e non ad un gruppo politico. È incomprensibile che un movimento politico si sia impossessato di un’opera d’arte e la usi per i suoi scopi. Siamo grati ai lettori italiani che stanno protestando per questa strumentalizzazione”.

Anche in questo caso, come sottolineato dallo scrittore Roberto Saviano, i motivi per cui Atreju dovrebbe rappresentare la Destra appaiono incomprensibili: “Non vi è in nessuna parte de La Storia Infinita che possa lasciar intendere che ci sia una vicinanza spirituale o fattuale tra il personaggio Atreju con ciò che propugnano coloro che si identificano nella manifestazione politica di Fratelli d’Italia”

I motivi e i pericoli dell’appropriazione culturale

Se non vi sono stretti legami con il pensiero e la visione di un autore, perché appropriarsi dei suoi simboli? Ritorniamo alle motivazioni degli anni 70: creare un’immagine di facciata più pulita e lusinghiera e battere il proprio avversario politico, con riferimenti culturali oggi ancora più radicati e popolari grazie alla diffusione crossmediale avvenuta negli anni. 

La gravità di appropriarsi indebitamente di questi simboli sta nell’imporre una mislettura veicolata, un travisamento della visione della realtà che nell’ambito della letteratura è un normale processo soggettivo, interpretativo, personale, ma in politica diventa strumentalizzazione propagandistica. Perché le parole sono importanti e se la mente ne capta una a cui attribuisce un significato positivo, si preparerà ad assumere eventi e messaggi in maniera positiva.   

Purtroppo, gli autori non sono più tra noi per poter rispondere e l’appropriazione indebita del loro pensiero, che hanno voluto universale esprimendolo con l’allegoria del fantastico, risulta per questo ancor più di facile manipolazione.  

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L’appropriazione culturale della politica. Quando Tolkien diventa della destra.

Scritto da Valentina Isernia

Per i 50 anni dalla morte dello scrittore J.R.R. Tolkien, il governo italiano guidato da Giorgia Meloni ha fortemente voluto e realizzato una mostra di Stato dedicata al padre della letteratura fantasy che ha riacceso un dibattito etico, che perdura in sordina da tempo, sull’appropriazione culturale che la politica fa di simboli e personaggi dell’immaginario collettivo.

Si è conclusa lo scorso 11 febbraio la mostra alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma “Tolkien. uomo, professore, autore” dedicata allo scrittore considerato il padre della letteratura fantasy. Un evento che che ha sollevato molti quesiti: il governo e il partito Fratelli d’Italia, di cui la premier è a capo, stanno utilizzando politicamente l’autore del Signore degli Anelli?

La questione affonda le sue radici nella storia della politica italiana, e ha portato molti a discutere in maniera accesa su quale fosse la posizione politica di Tolkien: era di Sinistra o di Destra?

Le radici storiche della questione: campi Hobbit e Raduni della Contea

Quando il Signore degli Anelli di Tolkien fu pubblicato in Italia, il Movimento Sociale Italiano era in cerca di un’identità che non lo legasse più al fascismo. La pubblicazione avvenne nel 1970 e la casa editrice Rusconi affidò la prefazione al volume a Elémire Zolla – molto vicino alle ideologie della Nuova Destra – che della storia esaltò lo scontro tra il progresso tecnologico e il potere di un’autorità senza volto e un gruppo di coraggiosi compagni che rappresentano la tradizione, la purezza, la spiritualità.
Dopo la pubblicazione, il Fronte della Gioventù avviò una serie di attività culturali ispirate al racconto di Tolkien come i “campi hobbit” o i “Raduni della Contea”. Questi avevano l’intento di far incontrare e legare i giovani militanti “nerd” di Destra con un richiamo molto poco profondo all’ideologia di Tolkien.

Si trattò di una mossa abile per battere i propri avversari politici sul piano culturale, dato che la critica letteraria italiana di allora aveva accusato il libro di essere “di destra”, “razzista e reazionario”. In altri Paesi, come gli Stati Uniti, era invece molto apprezzato soprattutto dai giovani di Sinistra.

Un acceso e silenzioso scontro

Nei decenni successivi avvengono due cose importanti:

  • I fan di Tolkien si dividono, guidati dalle Associazioni che sono il loro punto di riferimento e comincia una battaglia per decretare a chi appartenga Tolkien, se alla Sinistra o alla Destra;
  • Le opere di Tolkien diventano crossmediali: arrivano i film, i giochi e i videogiochi, il merchandising e le storie diventano alla portata di un pubblico molto più ampio.

Giorgia Meloni: la premier “nerd” e la sua mostra di Stato

Da quando è in carica, la premier italiana Giorgia Meloni ha cominciato a manifestare sempre di più  – nelle interviste, nei comizi, in alcune uscite pubbliche e nella sua autobiografia – la sua passione per Tolkien e a parlare dell’essere stata, da ragazza, una cosiddetta “nerd”. Anche se il termine viene usato in maniera poco corretta e non rispetta la cultura che rappresenta.

Partendo da un racconto di sé come persona, inizia a utilizzare il pensiero dell’autore anche per parlare della linea del suo partito, fino a giungere ad una grande e costosa mostra di Stato – che viene realizzata con i soldi dei contribuenti – che molti hanno considerato insolita visto che non riguardava un personaggio che faceva parte della storia italiana.

Un altro nome legato alla letteratura fantastica utilizzato dalla destra italiana e Fratelli d’Italia è quello di Atreju, il protagonista de La Storia Infinita dello scrittore tedesco Michael Ende, che oggi viene usato come nome di una manifestazione politica annuale. Gli stessi eredi dello scrittore hanno espresso pubblicamente il divieto di usare il nome a scopi politici dichiarando che un’opera d’arte appartiene a tutta l’umanità e non ad un gruppo politico.

Come accaduto con il pensiero di Tolkien, non c’è un vero legame fra il pensiero il personaggio di Atreju e la politica della Destra.

I motivi e i pericoli dell’appropriazione culturale

Allora perché utilizzare nomi e simboli che non appartengono in pieno al partito? Per creare un’immagine di sé più pulita e positiva e battere il proprio avversario politico, facendo riferimento a personaggi che oggi risultano ancora più conosciuti ed apprezzati.

Si tratta di un’azione grave, perché tramite l’uso di un nome o di un simbolo positivo si può cambiare il modo in cui viene percepita la realtà delle cose e fare propaganda.

Gli autori non sono più tra noi per poter rispondere e il loro pensiero, che hanno trasmesso in maniera universale tramite l’uso del racconto fantastico, risulta per questo ancora più di facile manipolazione.

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