Le specie esotiche invasive conosciute e controllate

Il granchio blu americano (Callinectes sapidus) è una specie aliena invasiva. Proprietà immagine di ASPEA.

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Le specie esotiche invasive conosciute e controllate

Scritto da Mário Oliveira e Joana Diniz

La rapida diffusione delle Specie Aliene Invasive (SAI), attraverso l'azione umana aggravata dai Cambiamenti Climatici e dalla Globalizzazione, sta causando gravi squilibri negli ecosistemi. Con oltre 3.500 SAI già stabilite a livello globale, con impatti significativi sulla diversità biologica, la salute umana e le attività economiche, è urgente agire per individuare, controllare ed eradicare questi indesiderati intrusi.

La distribuzione degli esseri viventi sul pianeta è il risultato della loro interazione con molti fattori, come temperatura, umidità, composizione chimica del suolo, acqua e aria, tra molti altri fattori noti come fattori abiotici. Parallelamente a questo, gli esseri viventi interagiscono anche tra loro, stabilendo un vasto insieme di relazioni biotiche che, in condizioni normali, consentono il controllo delle specie presenti e assicurano l’equilibrio degli ecosistemi a cui appartengono.
 Le specie che, come risultato di questo lento e complesso processo evolutivo, si sono stabilite nei vari ambienti, sono diventate parte integrante di essi, garantendo l’equilibrio dinamico degli ecosistemi in questione e vengono chiamate specie indigene, native o autoctone, in chiara riferimento al loro habitat originale, a cui sono adattate e al quale il resto dell’ecosistema è adattato.
 È possibile – a seguito di processi naturali o intenzionali – che alcune specie vengano introdotte in ambienti a cui sono estranee, venendo chiamate quindi specie aliene o esotiche. Molte di queste specie si adattano e sopravvivono nei loro nuovi ambienti, interagendo in modo non aggressivo con le specie native e iniziano così un lungo periodo di adattamento all’ecosistema in questione. D’altra parte, l’introduzione di specie esotiche può svilupparsi in un processo più aggressivo che, una volta insediato e in assenza di predatori o altri agenti di controllo, inizia un processo di riproduzione e dispersione rapida, con la perdita implicita di equilibrio negli ecosistemi in questione e ripercussioni immediate in termini di perdita di diversità biologica autoctona. A causa della loro natura invasiva, queste specie sono conosciute come Specie Aliene Invasive (SAI)

Il Giacinto d’acqua (Eichhornia crassipes) che invade il fiume Sorraia (Portogallo). Proprietà immagine di ASPEA

Come si diffondono le Specie Aliene Invasive

Le SAI possono raggiungere nuovi ambienti a seguito di processi naturali o a seguito dell’azione umana. Eventi naturali come uragani o piogge torrenziali possono trasportare semi o frutti su lunghe distanze. L’azione umana finisce per essere la principale forza nell’importare esseri viventi da altri continenti, sia intenzionalmente che accidentalmente, come, tra molte altre possibilità, nel caso dei bivalvi trasportati negli scafi delle navi o degli insetti nei container merci.

Attualmente, tutti questi fattori sono notevolmente aggravati a causa dei Cambiamenti Climatici, che introducono nuove variabili ambientali, favorendo le condizioni in cui le SAI possono insediarsi, disperdersi e occupare habitat, mentre le specie native tendono a ridurre le loro popolazioni e, alla fine, possono estinguersi. Inoltre, anche l’attuale processo di globalizzazione, che promuove il rapido movimento di persone e merci in tutto il pianeta, si sta rivelando un alleato delle SAI, favorendo la dispersione di questi esseri su scala planetaria in periodi molto brevi.

A livello globale, ci sono circa 3.500 SAI ben stabilite, e la loro diffusione geografica sta aumentando a un tasso preoccupante, con una stima di circa 200 nuove specie invasive ogni anno e con impatti più o meno significativi in varie aree (Roy et al., 2023). In Europa, è stato possibile identificare 14 tipi principali di impatti delle SAI, che possono essere raggruppati in 4 livelli, ovvero la diversità biologica, i servizi degli ecosistemi, la salute umana e le attività economiche (AEA, 2012).

L’Azolla (Azolla filiculoides) è una pianta invasiva che invade le zone umide. Proprietà immagine di ASPEA.

L’impatto della dispersione delle SAI


Gli impatti sulla diversità biologica contribuiscono all’instabilità delle popolazioni di specie native e dei loro habitat, in particolare attraverso l’azione diretta sulle relazioni biotiche (concorrenza, predazione, tra gli altri), l’introduzione e la trasmissione di malattie e l’ibridazione delle specie native. Questi impatti sono particolarmente significativi e visibili quando si verificano in esseri macroscopici, ma la loro azione si fa sentire anche nel mondo microscopico, alterando il funzionamento degli ecosistemi. Un esempio di questo tipo di squilibrio può essere facilmente osservato guardando le gallerie riparie, la cui occupazione da parte delle canne (Arundo donax) implica la perdita di diversità di piante e animali autoctoni.

Gli impatti sugli ecosistemi sono numerosi. Ne sono un esempio le modifiche apportate alla qualità dei corpi idrici dalla presenza di specie acquatiche invasive come l’azolla (Azolla filiculoides) o il giacinto d’acqua (Eichhornia crassipes), che possono contribuire alla loro eutrofizzazione.  Anche gli impatti delle SAI sulla salute umana possono essere molteplici, fra i più menzionati quelli associati ad allergie e malattie della pelle. Alcune SAI possono essere vettori di malattie, come nel caso, ad esempio, della zanzara tigre asiatica (Aedes albopictus), che è già stata identificata in Europa ed è un vettore per la trasmissione di Zika, chikungunya e dengue. In fine, l’impatto delle SAI sulle attività economiche e sociali si fa sentire in molte aree: nel settore della pesca, dell’agricoltura e della produzione alimentare. In questo caso, un esempio facilmente identificabile è l’impatto della vespa velutina (Vespa velutina) sul processo di impollinazione e sull’estinzione delle api autoctone.

Zanzara tigre invasiva (Aedes aegypti). Propriedad de la imagen ASPEA.

Possibili soluzioni

Data la gravità degli impatti della presenza delle SAI, è necessario cercare soluzioni per individuarle, controllarle ed eradicarle; processi sempre complessi e particolarmente costosi, come dimostrato dagli investimenti di circa 12 miliardi di euro in Europa nel 2008 (Kettunen e altri, 2009) e 80 miliardi di euro annuali negli Stati Uniti. La tempestiva individuazione e la rapida eradicazione sono un forte contributo alla lotta contro le SAI, senza pregiudizio, ovviamente, per le campagne di sensibilizzazione della comunità su questo grave problema ambientale.

  • Riferimenti:
  • EEA (2012). The impacts of invasive alien species in Europe. Disponível AQUI.
  • Roy, H. E., Pauchard, A., Stoett, P., & Renard Truong, T. (2023). IPBES Invasive Alien Species Assessment: Factsheet 1 – Invasive alien species: data on trends and impacts. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.10057014
  • Kettunen, M., Genovesi, P., Gollasch, S., Pagad, S., Starfinger, U., ten Brink, P. and Shine, C. (2009). Technical support to EU strategy on invasive species (IAS) — Assessment of the impacts of IAS in Europe and the EU, Final report for the European Commission, Institute for European Environmental Policy (IEEP), Bruxelas, Bélgica

  • Life Invasaqua (s/d). Life Invasaqua. Disponível AQUI.
  • Roy, H. E., Pauchard, A., Stoett, P., & Renard Truong, T. (2023). IPBES Invasive Alien Species Assessment: Factsheet 1 – Invasive alien species: data on trends and impacts. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.10057014

  • Toland, J (Editor) (2014). Life and Invasive Alien Species. Publications Office of the European Union, Luxemburgo
  • União Europeia (2009). Natureza e biodiversidade – Espécies Alóctones Invasivas. Disponível AQUI.

Attività complementari

Webinar - Specie esotiche invasive acquatiche: Partecipare per controllare

FACILE

Le specie esotiche invasive conosciute e controllate

Scritto da Mário Oliveira e Joana Diniz

La rapida diffusione delle Specie Aliene Invasive (SAI), attraverso l’azione umana aggravata dai Cambiamenti Climatici e dalla Globalizzazione, sta causando gravi squilibri negli ecosistemi. Con oltre 3.500 SAI già stabilite a livello globale, con impatti significativi sulla diversità biologica, la salute umana e le attività economiche, è urgente agire per individuare, controllare ed eradicare questi indesiderati intrusi.

La distribuzione degli esseri viventi sul pianet è il risultato della loro interazione con il proprio ecosistema, dai fattori come temperatura, umidità, composizione chimica del suolo, dell’acqua e dell’aria, fino alle interazioni con altri esseri viventi. Le specie che, attraverso il processo di evoluzione e selezione naturale, sono diventate parte integrante dell’ecosistema, assicurandone l’equilibrio dinamico, sono definite specie autoctone, native o indigene, in chiaro riferimento alla loro origine locale. È possibile – a seguito di processi naturali o intenzionali – che alcune specie vengano introdotte in ambienti a cui sono estranee, venendo quindi chiamate specie aliene o esotiche. Molte di queste specie si adattano e sopravvivono nei nuovi ambienti, interagendo in modo non aggressivo con le specie native e avviando un lungo periodo di adattamento all’ecosistema in questione. In un processo più aggressivo, ci sono specie esotiche che, una volta insediate e a causa dell’assenza di predatori o altri agenti di controllo, iniziano un processo di occupazione degli habitat, sbilanciando gli ecosistemi in questione e portando alla perdita di diversità biologica autoctona. A causa della loro natura invasiva, queste specie sono conosciute come Specie Aliene Invasive (SAI).

Il Giacinto d’acqua (Eichhornia crassipes) che invade il fiume Sorraia (Portogallo). Proprietà immagine di ASPEA.

Come si diffondono le SAI

Le Specie Aliene Invasive (SAI) entrano in nuovi ambienti a causa di processi naturali o a seguito dell’azione umana. Eventi naturali, come uragani o piogge torrenziali, possono trasportare semi o frutti su grandi distanze. Tuttavia, l’azione umana finisce per essere la forza principale di importazione di esseri viventi da altri continenti, che avvenga intenzionalmente o accidentalmente, come nel caso del trasporto di molluschi nello scafo delle navi o insetti nei container merci. Attualmente, il cambiamento climatico sta accentuando il fenomeno, introducendo nuove variabili ambientali e favorendo le condizioni per l’insediamento, la dispersione e l’occupazione degli habitat da parte delle SAI, mentre le specie native tendono a ridurre le loro popolazioni e potrebbero alla fine estinguersi.
In aggiunta, si sta dimostrando un alleato delle SAI l’attuale processo di globalizzazione che, promuovendo il rapido movimento di persone e merci in tutto il pianeta, favorisce la dispersione di questi esseri su scala planetaria in periodi molto brevi. A livello globale, ci sono circa 3.500 SAI ben stabilite, e la loro diffusione geografica sta aumentando a un tasso preoccupante, con una stima di circa 200 nuove specie invasive all’anno, con impatti più o meno significativi in varie aree (Roy et al., 2023). In Europa, sono stati identificati 14 principali tipi di impatti delle SAI, che possono essere raggruppati in 4 livelli, ovvero diversità biologica, servizi ecosistemici, salute umana e attività economiche (Agenzia europea dell’ambiente, 2012).

L’Azolla (Azolla filiculoides) è una pianta invasiva che invade le zone umide. Proprietà immagine di ASPEA.

Impatto della dispersione delle SAI

Gli impatti sulla diversità biologica contribuiscono allo squilibrio delle popolazioni di specie native e dei loro habitat, in particolare attraverso l’azione diretta sulle relazioni biotiche (concorrenza, predazione, tra gli altri), l’introduzione e la trasmissione di malattie e l’ibridazione delle specie native. Questi impatti sono particolarmente significativi e visibili quando si verificano su organismi macroscopici, ma la loro azione si fa sentire anche nel mondo microscopico, alterando il funzionamento degli ecosistemi. Un esempio di questo tipo di squilibrio si può osservare nei fiumi invasi da canne (Arundo donax), che comporta la perdita di diversità di piante e animali autoctoni. Gli impatti sui servizi ecosistemici sono numerosi e possono essere illustrati dai cambiamenti introdotti nella qualità dei corpi idrici dalla presenza di specie acquatiche invasive, come azolla (Azolla filiculoides) o giacinto d’acqua (Eichhornia crassipes), che possono contribuire all’eutrofizzazione. Gli impatti delle SAI sulla salute umana possono essere molteplici, sono comunemente menzionati quelli associati ad allergie e malattie della pelle. Alcune SAI possono essere vettori di malattie, come nel caso, ad esempio, della zanzara tigre asiatica (Aedes albopictus), già identificata in Europa e vettore di Zika, chikungunya e dengue. In fine, l’impatto delle SAI sulle attività economiche e sociali si fa sentire in molte aree, come il settore della pesca, l’agricoltura e la produzione alimentare.

In questo caso, un esempio facilmente identificabile è l’impatto della vespa asiatica (Vespa velutina) sul processo di impollinazione e sull’estinzione delle api autoctone.

Zanzara tigre invasiva (Aedes a Egypti). Proprietà immagine di ASPEA.

Soluzioni possibili

Data la gravità degli impatti derivanti dall’insorgenza delle SAI, è necessario cercare soluzioni per rilevarle, controllarle ed eradicarle, processi sempre complessi e particolarmente costosi, come dimostrano gli investimenti di circa 12 miliardi di euro in Europa nel 2008 (Kettunen & altri, 2009) e gli 80 miliardi di euro annualmente investiti negli Stati Uniti. La rilevazione precoce e l’eradicazione rapida sono un forte contributo nella lotta contro le SAI, senza pregiudizio, naturalmente, per le campagne di sensibilizzazione della comunità su questo grave problema ambientale.

Webinar - Specie esotiche invasive acquatiche: Partecipare per controllare

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Domande di comprensione del testo - Le specie esotiche invasive conosciute e controllate

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