Influencer e divulgatori scientifici: tre interviste

Three influential Italian scientists. From left to right: Saudino, Schettini and Bressanini. Proprietà dell’immagine di Il Tacco d’Italia

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Influencer e divulgatori scientifici: tre interviste

Scritto da Stefania De Cristofaro

Impazzano in Italia i canali social con contenuti culturali. Abbiamo intervistato tre “web star”: Vincenzo Schettini, Matteo Saudino e Dario Bressanini.

La scienza online ha sempre più seguaci. In Italia cresce il numero dei fruitori di video lezioni diffuse sui social, con spiegazioni, esperimenti, definizioni, formule matematiche e aneddoti, che strappano sorrisi e stuzzicano la curiosità di studenti e studentesse. 

E i docenti che hanno più successo sono diventati dei veri e propri “influencer” che vengono intervistati in televisione, partecipano a convegni e, in alcuni casi, fanno delle vere e proprie tournée in giro per le scuole e i teatri italiani.

Soprattutto fra ragazze e ragazzi degli istituti superiori, è boom di “mi piace” per i professori diventati divulgatori scientifici, protagonisti di un nuovo modo di fare cultura, soprattutto per le materie STEM (abbreviazione di Science, Technology, Engineering, Mathematics).

Così come gli esperti di moda o di sport o di cucina sono in grado di collezionare milioni di follower, anche alcuni di questi intraprendenti insegnanti fanno proseliti su Instagram, Youtube, Facebook, Tik Tok e Spotify.

La “web star” della Fisica

Il prof. Vincenzo Schettini è docente di Fisica in una Scuola Superiore in provincia di Bari ma ormai è una superstar dei social, avendo superato i tre milioni di follower. È anche protagonista di un tour teatrale che sta registrando il sold-out a ogni data ed è autore di un libro dal titolo “La Fisica che ci piace”, vincitore del premio Elsa Morante 2023 e best seller nelle vendite.

Il segreto del suo successo?  “Non ci sono segreti” – dichiara il prof. Schettini. “Semplicemente dai miei video viene fuori la mia personalità e i sentimenti che provo, non soltanto una sterile nozione”.

“Nei miei video si vede che mi diverto con i ragazzi e quando ci si diverte si attira anche l’attenzione e la curiosità – prosegue il professore. – Chi guarda uno dei miei video inizia a chiedersi: ma perché ride? E visto che chi è generalmente costretto a studiare la fisica quasi sempre piange, spesso resta ad ascoltare la mia lezione”. 

“Gli studenti, essendo molto giovani non si sanno sempre orientare in rete. Internet ha delle potenzialità incredibili ma, allo stesso tempo, può diventare un luogo molto pericoloso: per questo va governato. Credo quindi che il Ministero dell’Istruzione dovrebbe emanare delle apposite linee guida”.

Storia: non solo Barbero

Tutti in Italia conoscono il prof. Alessandro Barbero grazie al quale molti hanno scoperto (o riscoperto) la passione per la Storia medioevale. Ma, strano a dirsi, si tratta di un influencer involontario che non possiede canali social propri. I milioni e milioni di visualizzazioni delle sue lezioni vengono caricati da suoi studenti e ammiratori.

Un altro volto noto della divulgazione storica è Matteo Saudino, docente di un Liceo di Torino ma noto al grande pubblico come BarbaSophia. Ha ereditato la passione per i racconti dal nonno partigiano e ha scoperto il canale social grazie al suggerimento di uno studente. “L’insegnante deve innanzitutto amare la propria materia e trasmettere agli studenti la passione, deve avere empatia e pazienza perché i percorsi di apprendimento sono lunghi e tortuosi”, dice il docente che ha iniziato con le lezioni su Facebook. “L’insegnante deve essere in grado di indicare alcune prospettive ed essere, quindi, educatore. Per fare questo deve mettersi in campo e dire anche come la pensa, fornire risposte e spunti su cui riflettere: deve essere un punto di riferimento. Deve lasciare traccia sia per quanto attiene alla disciplina che insegna, sia sul piano del comportamento e della passione”, sottolinea Saudino. “La principale è che danno a tutti gli strumenti per auto-formarsi: l’elemento su cui riflettere è che si tratta di grandi cassette degli attrezzi e di contenitori. Tutti hanno più opportunità da cogliere sul piano della conoscenza, della comprensione e della formazione. In secondo luogo, possono  innescare un linguaggio più fresco e stimolare una comunicazione più accattivante. Bisogna poi considerare che i social permettono di sviluppare l’interdisciplinarità”.

Tutti pazzi per la chimica

Si definisce come l’amichevole chimico di quartiere, Dario Bressanini, docente presso l’Università di Como: è stato fra i primi ad aprire, agli inizi del 2000, un blog a carattere scientifico: “Scienze in cucina”. 

“A un certo punto, i ragazzi hanno smesso di guardare la televisione, o se vogliamo, i media tradizionali non si sono più diretti a loro, per cui c’era e c’è tuttora una richiesta di contenuti non espressa. I divulgatori, quindi, hanno dimostrato che c’era una richiesta inespressa di quel tipo di contenuti scientifici”, dice il professore spiegando le ragioni che hanno portato al successo le lezioni sui social. “Fra i miei primi follower, ci sono stati ragazzini di 14 anni che adesso mi hanno scritto dicendomi che hanno scelto di proseguire gli studi all’università.  Alcuni si sono anche laureati in materie scientifiche”. 

“Il contributo alla didattica che può dare la divulgazione scientifica è notevole: se fatta bene, stimola la curiosità di alcuni studenti che a volte è un po’ respinta dai programmi ministeriali, a mio avviso, vecchi”, sostiene. “Nel momento in cui si riesce a far scattare la curiosità, dei ragazzi, scienza, chimica o fisica, non sono più concepite come materie astratte e noiose per via delle formule da imparare a memoria, ma vengono colte nella realtà quotidiana. Se si riesce in questo, i giovani si appassionano. E se si appassionano, vedono la didattica in modo diverso”. 

E studiano con piacere, interesse e motivazione.

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Influencer e divulgatori scientifici: tre interviste

Scritto da Stefania De Cristofaro

Impazzano in Italia i canali social con contenuti culturali. Impazzano in Italia i canali social con contenuti culturali. Abbiamo intervistato tre “web star”: Vincenzo Schettini, Matteo Saudino e Dario Bressanini.

La scienza online ha sempre più seguaci. In Italia cresce il numero dei fruitori di video lezioni diffuse sui social come Instagram, Youtube, Facebook, Tik Tok e Spotify, con spiegazioni, esperimenti, definizioni, formule matematiche e aneddoti, che strappano sorrisi e stuzzicano la curiosità di studenti e studentesse, soprattutto delle materie STEM (abbreviazione di Science, Technology, Engineering, Mathematics).

La “web star” della Fisica

Il prof. Vincenzo Schettini è docente di Fisica in una Scuola Superiore in provincia di Bari ma ormai è una superstar dei social, avendo superato i tre milioni di follower.

Il segreto del suo successo?  “Non ci sono segreti” – dichiara il prof. Schettini. – “Semplicemente dai miei video viene fuori la mia personalità e i sentimenti che provo, non soltanto una sterile nozione”.

“Gli studenti, essendo molto giovani non si sanno sempre orientare in rete. Internet ha delle potenzialità incredibili ma, allo stesso tempo, può diventare un luogo molto pericoloso: per questo va governato. Credo quindi che il Ministero dell’Istruzione dovrebbe emanare delle apposite linee guida”.

Storia: non solo Barbero

Tutti in Italia conoscono il prof. Alessandro Barbero grazie al quale molti hanno scoperto (o riscoperto) la passione per la Storia medioevale.

Un altro volto noto della divulgazione storica è Matteo Saudino, docente di un Liceo di Torino ma noto al grande pubblico come BarbaSophia.

“L’insegnante – ha dichiarato Saudino – deve innanzitutto amare la propria materia e trasmettere agli studenti la passione, deve avere empatia e pazienza perché i percorsi di apprendimento sono lunghi e tortuosi. Per fare questo deve mettersi in campo e dire anche come la pensa, fornire risposte e spunti su cui riflettere: deve essere un punto di riferimento. Deve lasciare traccia sia per quanto attiene alla disciplina che insegna, sia sul piano del comportamento e della passione”.

Tutti pazzi per la chimica

Si definisce come l’amichevole chimico di quartiere, Dario Bressanini, docente presso l’Università di Como: è stato fra i primi ad aprire, agli inizi del 2000, un blog a carattere scientifico: “Scienze in cucina”.

“A un certo punto, i ragazzi hanno smesso di guardare la televisione, o se vogliamo, i media tradizionali non si sono più diretti a loro, per cui c’era e c’è tuttora una richiesta di contenuti non espressa. I divulgatori, quindi, hanno dimostrato che c’era una richiesta inespressa di quel tipo di contenuti scientifici”, dice Bressanini.

“Il contributo alla didattica che può dare la divulgazione scientifica è notevole: se fatta bene, stimola la curiosità di alcuni studenti che a volte è un po’ respinta dai programmi ministeriali, a mio avviso, vecchi”, sostiene. “Nel momento in cui si riesce a far scattare la curiosità, dei ragazzi, scienza, chimica o fisica, non sono più concepite come materie astratte e noiose per via delle formule da imparare a memoria, ma vengono colte nella realtà quotidiana e nella multidisciplinarietà. Se si riesce in questo, i giovani si appassionano. E se si appassionano, vedono la didattica in modo diverso”.

E studiano con piacere, interesse e motivazione.

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Secondo i tre docenti italiani intervistati, quali sono i motivi del successo delle lezioni on line?
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