Portal Kombat: la strategia russa per la disinformazione in Europa

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Portal Kombat: la strategia russa per la disinformazione in Europa

Scritto da Marcello Sacco

Un’indagine francese ha scoperto una rete di siti, riconducibili alla Federazione Russa, che non fanno semplicemente disinformazione ma minano la possibilità stessa di informare. Un rischio che in Europa cresce man mano che si avvicina la data delle elezioni europee.

Sembra il nome di un videogioco ma non è uno scherzo: “Portal Kombat” è una delle partite dell’informazione in cui le democrazie si giocano il titolo. La strategia che porta questo nome, allettante e minaccioso al tempo stesso, è stata scoperta in Francia durante un’indagine svolta dall’agenzia statale Viginum, incaricata della vigilanza e della cybersicurezza del Paese. Il ministro degli Esteri Stéphane Séjourné l’ha resa nota il 12 febbraio 2024. Lo ha fatto affinché i francesi, e non soltanto loro, fossero consapevoli dei rischi connessi alla disinformazione, che tendono ad aumentare man mano che si avvicina la data delle elezioni europee.

L’agenzia statale francese Viginum ha scoperto una rete di disinformazione e propaganda della Russia in Europa che è stata denominata “Portal Kombat”

Di cosa si tratta? Portal Kombat è una rete di portali d’informazione, ma le autorità francesi ci tengono a scrivere “informazione” tra virgolette. Viginum, infatti, avrebbe identificato almeno 193 siti a essa collegati e dediti alla diffusione di false notizie che tendono a presentare, fra le altre cose, la guerra della Russia in Ucraina come un’operazione militare legittima. Non a caso la rete è stata creata ed è gestita da TigerWeb, un’azienda con base in Crimea, la penisola occupata dai russi fin dal 2014, quando il presidente filorusso Viktor Janukovyč cadde e abbandonò il Paese. 

Ma l’obiettivo della disinformazione, creata ad arte da Paesi autocratici o agenzie in qualche modo connesse alle autocrazie che le sponsorizzano, non è tanto quello di sposare una sola tesi e difenderla a spada tratta anche a costo di mentire. La migliore tattica della disinformazione oggi è far rumore, sposare fino in fondo una tesi, ma anche il suo contrario. Come ricordava recentemente, in un’intervista radiofonica, il giornalista italiano Mattia Bagnoli, autore del libro Modello Putin, l’obiettivo non è far credere a una tesi piuttosto che a un’altra. L’obiettivo è far dubitare che esista una realtà condivisa. Lo si fa amplificando le opinioni di ciascun target di riferimento, gonfiando le bolle digitali fino a farle scontrare. 

Già nel 2022, in casuale concomitanza con l’invasione su larga scala dell’Ucraina e con la decisione delle autorità europee di proibire la trasmissione e le pubblicazioni in Europa dei contenuti del canale televisivo Russia Today (RT) e dell’agenzia di notizie Sputnik, tre ricercatrici dell’Università di Stanford avevano pubblicato uno studio sulla copertura che nel 2020, anno dell’assassinio di George Floyd da parte di agenti della polizia di Minneapolis, alcuni media russi diedero al movimento BlackLivesMatter (BLM). 

Secondo lo studio, alcuni nuovi siti come Soapbox o Redfish, particolarmente scaltri e agguerriti nelle reti sociali, cavalcarono la protesta antioccidentale trasmettendo un’immagine positiva di BLM, mentre ad affiancarli c’erano le visioni più compassate, potremmo dire conservatrici, di RT e Sputnik, che di quel movimento sottolineavano invece il carattere violento, facendo maggiore leva sulle paure del cittadino americano medio che si vedeva accerchiato dalla violenza di strada seguita alle raccapriccianti immagini della morte di George Floyd.

Quello studio, firmato da Samantha Bradshaw, Renée DiResta e Carly Miller, s’intitolava appunto Playing Both Sides, ossia giocare da entrambe le parti. Per i disinformatori non c’è una visione della realtà da difendere contro un’altra, magari sottoponendole entrambe, costantemente, alle ragioni dell’altro e, soprattutto, alla sana prova dei fatti. Semplicemente non c’è più una realtà comune su cui intavolare un dibattito anche acceso, ma che non sia un litigio fra sordi. 

Dopo le rivelazioni francesi, i ministri per gli Affari europei di Francia, Germania e Polonia si sono riuniti il 29 aprile scorso (nel formato Triangolo di Weimar) e hanno rivelato che la rete di disinformazione Portal Kombat stava continuando a crescere, con nuovi siti web in 19 Stati membri dell’Ue e nei Balcani occidentali, senza contare poi l’intensa attività della Russia in Africa e Asia. I tre ministri hanno chiesto maggiori risorse per affrontare la disinformazione on-line.

In questo gioco, strumenti mai innocui né ingenui della propaganda sembrano essere le reti sociali. Per questo motivo la Commissione europea ha avviato un procedimento formale per valutare se Meta, il gruppo proprietario di Facebook e Instagram, abbia disatteso l’impegno a proteggere l’integrità delle elezioni europee violando la legge europea sui servizi digitali, quel Digital Services Act approvato nel 2022, che si basa su un principio molto semplice: ciò che è proibito nella vita reale deve essere proibito anche nella sfera virtuale, dove le mille bolle di realtà si gonfiano, si toccano e poi ci scoppiano in faccia. 

Attività complementari

Sin dai tempi dell’Unione Sovietica, i russi hanno sempre avuto una grande capacità di influenzare l’opinione pubblica occidentale attraverso tecniche di propaganda e diffusione di notizie false. Si tratta della strategia della dezinformatsiya (дезинформация). Ricerca con Google qualche esempio di queste attività nel corso della Guerra Fredda. Si tratta della strategia della dezinformatsiya (дезинформация). Ricerca con Google qualche esempio di queste attività nel corso della Guerra Fredda.

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Portal Kombat: la strategia russa per la disinformazione in Europa

Scritto da Marcello Sacco

Un’indagine francese ha scoperto una rete di siti, riconducibili alla Federazione Russa, che non fanno semplicemente disinformazione ma minano la possibilità stessa di informare. Un rischio che in Europa cresce man mano che si avvicina la data delle elezioni europee.

“Portal Kombat” sembra il nome di un videogioco ma non è uno scherzo, è una strategia di disinformazione scoperta in Francia durante un’indagine svolta dall’agenzia statale Viginum, incaricata della vigilanza e della cybersicurezza del Paese. Il ministro degli Esteri Stéphane Séjourné l’ha resa nota il 12 febbraio 2024. Lo ha fatto affinché i francesi, e non soltanto loro, fossero consapevoli dei rischi connessi alla disinformazione, che tendono ad aumentare man mano che si avvicina la data delle elezioni europee.

L’agenzia statale francese Viginum ha scoperto una rete di disinformazione e propaganda della Russia in Europa che è stata denominata “Portal Kombat”

Portal Kombat è una rete di portali d’informazione, ma le autorità francesi ci tengono a scrivere “informazione” tra virgolette. Viginum, infatti, avrebbe identificato almeno 193 siti a essa collegati e dediti alla diffusione di false notizie che tendono a presentare, fra le altre cose, la guerra della Russia in Ucraina come un’operazione militare legittima. Non a caso la rete è stata creata ed è gestita da TigerWeb, un’azienda con base nella penisola di Crimea, occupata dai russi fin dal 2014.

Ma l’obiettivo della disinformazione, creata ad arte da Paesi autocratici o agenzie in qualche modo connesse alle autocrazie che le sponsorizzano, non è tanto quello di scegliersi una sola tesi e difenderla a spada tratta anche a costo di mentire. La migliore tattica della disinformazione oggi è difendere una tesi, ma anche il suo contrario. Come ricordava recentemente, in un’intervista radiofonica, il giornalista italiano Mattia Bagnoli, autore del libro Modello Putin, l’obiettivo non è far credere a una tesi piuttosto che a un’altra. L’obiettivo è far dubitare che esista una realtà condivisa. Lo si fa amplificando le opinioni di ciascun target di riferimento, gonfiando le bolle digitali fino a farle scontrare.

Già nel 2022, tre ricercatrici dell’Università di Stanford avevano pubblicato uno studio sulla copertura che nel 2020, anno dell’assassinio di George Floyd da parte di agenti della polizia di Minneapolis, alcuni media russi diedero al movimento BlackLivesMatter (BLM). Secondo lo studio, alcuni nuovi siti come Soapbox o Redfish, particolarmente scaltri e agguerriti nelle reti sociali, cavalcarono la protesta antioccidentale trasmettendo un’immagine positiva di BLM, mentre ad affiancarli c’erano le visioni che potremmo definire conservatrici, di RT e Sputnik, che di quel movimento sottolineavano invece il carattere violento, assecondando le paure del cittadino americano medio che si vedeva accerchiato dalla violenza di strada seguita alle raccapriccianti immagini della morte di George Floyd.

Quello studio s’intitolava appunto Playing Both Sides, ossia giocare da entrambe le parti. Per i disinformatori non c’è una visione della realtà da difendere contro un’altra, magari sottoponendole entrambe, costantemente, alle ragioni dell’altro e, soprattutto, alla prova dei fatti. Semplicemente non c’è più una realtà comune su cui intavolare un dibattito.

Dopo le rivelazioni francesi, i ministri per gli Affari europei di Francia, Germania e Polonia si sono riuniti il 29 aprile scorso (nel formato Triangolo di Weimar) e hanno rivelato che la rete di disinformazione Portal Kombat stava continuando a crescere, con nuovi siti web in 19 Stati membri dell’Ue e nei Balcani occidentali, senza contare poi l’intensa attività della Russia in Africa e Asia. I tre ministri hanno chiesto maggiori risorse per affrontare la disinformazione on-line.

In questo gioco, le reti sociali sembrano essere strumenti mai innocui né ingenui della propaganda. Per questo motivo la Commissione europea ha avviato un procedimento formale per valutare se Meta, il gruppo proprietario di Facebook e Instagram, abbia disatteso l’impegno a proteggere l’integrità delle elezioni europee violando la legge europea sui servizi digitali, quel Digital Services Act approvato nel 2022, che si basa su un principio molto semplice: ciò che è proibito nella vita reale deve essere proibito anche nella sfera virtuale, dove le mille bolle di realtà si gonfiano, si toccano e poi ci scoppiano in faccia.

Sin dai tempi dell’Unione Sovietica, i russi hanno sempre avuto una grande capacità di influenzare l’opinione pubblica occidentale attraverso tecniche di propaganda e diffusione di notizie false. Si tratta della strategia della dezinformatsiya (дезинформация). Ricerca con Google qualche esempio di queste attività nel corso della Guerra Fredda. Si tratta della strategia della dezinformatsiya (дезинформация). Ricerca con Google qualche esempio di queste attività nel corso della Guerra Fredda.

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