Il voto dei debuttanti. Oltre 21 milioni di giovani al primo voto per le Europee 2024.

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Il voto dei debuttanti. Oltre 21 milioni di giovani al primo voto per le Europee 2024.

Scritto da Marcello Sacco

Dal 6 al 9 giugno quasi 359 milioni di cittadini europei voteranno per il rinnovo del Parlamento dell’Ue. Oltre 21 milioni di questi elettori sono giovani al loro primo voto in Europa. Sono i giovani cresciuti nella pandemia e la domanda non è chi voteranno, ma se voteranno.

Non è affatto scontato che valga anche per il voto, come per i baci, il detto “la prima volta non si scorda mai”. Sarà dunque interessante monitorare questa corposa fetta di elettorato: su un totale di poco meno di 359 milioni di elettori europei, oltre 21 milioni di giovani verranno chiamati al loro primo voto il prossimo giugno (dal 6 al 9, a seconda del Paese di residenza), quando dovremo rinnovare il Parlamento europeo, ormai giunto alla fine del suo mandato. Chissà quanti di loro si ricorderanno di far valere questo diritto a eleggere i 720 deputati di un Parlamento che a volte pare così distante dalle rispettive politiche nazionali e, più spesso ancora, impotente all’interno della complessa architettura istituzionale dell’Unione europea. 

Disaffezione al voto

L’Ue, infatti, basa la propria procedura legislativa ordinaria su un continuo dialogo a tre, che spesso assume proprio il nome di “trilogo” e coinvolge le tre grandi istituzioni che la compongono: il Parlamento, appunto; la Commissione, che è un organo indipendente sia dal Parlamento che dagli esecutivi nazionali e ha la facoltà sia di proporre iniziative legislative sia di seguirne l’esecuzione; e il Consiglio europeo, che invece dei vari esecutivi nazionali è la sede e ne rappresenta la voce nei più alti vertici europei. Il risultato è un rimpallo dei testi di legge che a volte può risultare frustrante, è vero, ma è anche una garanzia di ponderazione per ogni scelta fatta in nome della collettività, soprattutto per quella collettività così variegata e divergente che è la popolazione europea.

Tutto ciò fa sì che il tasso di astensionismo alle elezioni europee sia tendenzialmente piuttosto alto, e non solo tra i giovani. In Spagna, per esempio, Paese in cui lo scarto fra votanti alle legislative nazionali e votanti alle europee è meno accentuato che altrove, nel 2019 votò il 60% degli aventi diritto; in Italia votò il 54% (alle legislative di un anno prima la partecipazione aveva superato il 70%), mentre in Portogallo, addirittura, solo uno striminzito 30%, ma in un contesto in cui la disaffezione al voto si veniva manifestando anche alle elezioni politiche nazionali, che a novembre di quello stesso anno registrerà una partecipazione inferiore alla metà degli iscritti. E proprio il Portogallo è stato anche palco di una piccola polemica intorno alla data delle elezioni. Il 10 giugno per i portoghesi è festa nazionale e cade di lunedì, occasione ghiotta per un fine settimana lungo da trascorrere in vacanza, lontani dai seggi.

Vacanza o no, la domanda resta valida per tutti: come risponderanno i giovani elettori alla chiamata di giugno? Sospettavamo che i temi legati all’ambiente fossero quelli più vicini alla sensibilità politica dei più giovani, ora un recente sondaggio Ipsos, commissionato da Euronews, ce lo ha confermato: il clima è considerato una priorità assoluta per il 53% dei giovani tra i 18 e i 29 anni e un tema comunque importante per oltre l’80%. Forse non sarà assurdo pensare che la sfiducia nei confronti delle istituzioni europee sia aumentata dopo le recenti battute d’arresto sulla transizione verde che hanno segnato la fine di questa legislatura, quella in cui gli agricoltori europei, dalla Polonia alla Francia, hanno fatto sentire la propria voce non solo in maniera più forte, cosa di per sé legittima, ma con manifestazioni anche violente, che poco hanno a che fare con il lavorio estenuante ma pacifico dei dialoghi e “triloghi” istituzionali.

La prima volta di italiani, portoghesi e spagnoli

Secondo i dati Eurostat, in Italia sono 2,7 milioni i giovani che voteranno i 76 rappresentanti nazionali alla prossima legislatura. In Portogallo sono 641 mila e voteranno anche loro per la prima volta i 21 eurodeputati nazionali. In Spagna sono circa 2,2 milioni e contribuiranno ad eleggere 61 eurodeputati, due in più rispetto alle elezioni di cinque anni fa. Lo scorso settembre, infatti, il Parlamento cessante ha votato l’aumento da 705 a 720 deputati. Per bilanciare i nuovi dati demografici dei 27 membri, Francia, Spagna e Paesi Bassi avranno due seggi in più, mentre un seggio aggiuntivo andrà ad Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Lettonia, Polonia, Slovacchia e Slovenia. 

Sempre sul piano delle variabili demografiche, è interessante vedere come cambia il peso del “primo voto” all’interno della massa elettorale di ciascun Paese. Se Germania, Francia e Italia sono i Paesi più popolosi in Europa e hanno i più elevati numeri di “first voters” in assoluto, in termini relativi è il Belgio a balzare in testa, poiché i suoi “debuttanti elettorali” rappresentano il 9,7% del totale, mentre Italia, Portogallo e Spagna restano poco al di sopra del 5%. Anche se poi vale la pena ricordare che in Belgio si vota a partire dai 16 anni e il voto sarà obbligatorio anche per i minorenni, lo ha stabilito una recente sentenza della Corte costituzionale belga.

Una cosa accomuna tutti questi giovanissimi europei: erano minorenni a maggio del 2019. Per questo motivo, come molti altri coetanei in giro per il mondo, hanno vissuto i lutti, l’isolamento e le interruzioni scolastiche del periodo pandemico. Un periodo in cui l’Ue, malgrado le incertezze e i tentennamenti di sempre, si è unita in un programma di vaccinazione congiunto e perfino un finanziamento della ricostruzione delle economie dei 27 attraverso il Recovery Fund e un’emissione di debito comune, fatto assolutamente eccezionale nella nostra storia economica. Il 9 giugno sapremo se tutto ciò sarà bastato a convincerli di non dimenticarsi del loro primo voto prima ancora di esprimerlo.

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Il voto dei debuttanti. Oltre 21 milioni di giovani al primo voto per le Europee 2024.

Scritto da Marcello Sacco

Dal 6 al 9 giugno quasi 359 milioni di cittadini europei voteranno per il rinnovo del Parlamento dell’Ue. Oltre 21 milioni di questi elettori sono giovani al loro primo voto in Europa. Sono i giovani cresciuti nella pandemia e la domanda non è chi voteranno, ma se voteranno.

Non è affatto scontato che valga anche per il voto, come per i baci, il detto “la prima volta non si scorda mai”. Sarà dunque interessante monitorare questa corposa fetta di elettorato: su un totale di poco meno di 359 milioni di elettori europei, oltre 21 milioni di giovani verranno chiamati al loro primo voto il prossimo giugno (dal 6 al 9, a seconda del Paese di residenza), quando tutti dovremo rinnovare il Parlamento europeo, ormai giunto alla fine del suo mandato.

Disaffezione al voto

L’Ue basa la propria procedura legislativa ordinaria su un continuo dialogo a tre, che spesso assume proprio il nome di “trilogo” e coinvolge le tre grandi istituzioni che la compongono: il Parlamento, appunto; la Commissione, che è un organo indipendente sia dal Parlamento che dagli esecutivi nazionali e ha la facoltà sia di proporre iniziative legislative sia di seguirne l’esecuzione; e il Consiglio europeo, che invece dei vari esecutivi nazionali è la sede e ne rappresenta la voce nei più alti vertici europei. Il risultato è un rimpallo dei testi di legge che a volte può risultare frustrante, ma è anche una garanzia di ponderazione per ogni scelta fatta in nome della collettività.

Tutto ciò fa sì che il tasso di astensionismo alle elezioni europee sia tendenzialmente piuttosto alto, e non solo tra i giovani. In Spagna, per esempio, Paese in cui lo scarto fra votanti alle legislative nazionali e votanti alle europee è meno accentuato che altrove, nel 2019 votò il 60% degli aventi diritto; in Italia votò il 54% (alle legislative di un anno prima la partecipazione aveva superato il 70%), mentre in Portogallo, addirittura, solo uno striminzito 30%, ma in un contesto in cui la disaffezione al voto si veniva manifestando anche alle elezioni politiche nazionali, che a novembre di quello stesso anno registrerà una partecipazione inferiore alla metà degli iscritti. E proprio il Portogallo è stato anche palco di una piccola polemica intorno alla data delle elezioni. Il 10 giugno per i portoghesi è festa nazionale e cade di lunedì, occasione ghiotta per un fine settimana lungo da trascorrere in vacanza, lontani dai seggi.

Vacanza o no, la domanda resta valida per tutti: come risponderanno i giovani elettori alla chiamata di giugno? Sospettavamo che i temi legati all’ambiente fossero quelli più vicini alla sensibilità politica dei più giovani, ora un recente sondaggio Ipsos, commissionato da Euronews, ce lo ha confermato: il clima è considerato una priorità assoluta per il 53% dei giovani tra i 18 e i 29 anni e un tema comunque importante per oltre l’80%. Forse non sarà assurdo pensare che la sfiducia nei confronti delle istituzioni europee sia aumentata dopo le recenti battute d’arresto sulla transizione verde che hanno segnato la fine di questa legislatura, quella in cui gli agricoltori europei, dalla Polonia alla Francia, hanno fatto sentire la propria voce non solo in maniera più forte, cosa di per sé legittima, ma con manifestazioni anche violente, che poco hanno a che fare con il lungo ma pacifico lavorio dei dialoghi e “triloghi” istituzionali.

La prima volta di italiani, portoghesi e spagnoli

Secondo i dati Eurostat, in Italia sono 2,7 milioni i giovani che voteranno i 76 rappresentanti nazionali alla prossima legislatura. In Portogallo sono 641 mila e voteranno anche loro per la prima volta i 21 eurodeputati nazionali. In Spagna sono circa 2,2 milioni e contribuiranno ad eleggere 61 eurodeputati.

Sempre sul piano delle variabili demografiche, è interessante vedere come cambia il peso del “primo voto” all’interno della massa elettorale di ciascun Paese. Se Germania, Francia e Italia sono i Paesi più popolosi in Europa e hanno i più elevati numeri di “first voters” in assoluto, in termini relativi è il Belgio a balzare in testa, poiché i suoi “debuttanti elettorali” rappresentano il 9,7% del totale, mentre Italia, Portogallo e Spagna restano poco al di sopra del 5%. Ma una cosa accomuna tutti questi giovanissimi europei: erano minorenni a maggio del 2019. Per questo motivo, come molti altri coetanei in giro per il mondo, hanno vissuto i lutti, l’isolamento e le interruzioni scolastiche del periodo pandemico. Un periodo in cui l’Ue, malgrado le incertezze e i tentennamenti di sempre, si è unita in un programma di vaccinazione e un finanziamento congiunto della ricostruzione delle economie dei 27. Il 9 giugno sapremo se tutto ciò sarà bastato a convincerli di non dimenticarsi del loro primo voto prima ancora di esprimerlo.

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